sabato 30 giugno 1990

GREECE '90 - 4° Tappa: "Alziamo le mani"

CAPITOLO V - Sabato, 30 giugno 1990

Tragitto: KYPARASSIA-KALAMATA

Chilometri percorsi parziali/totali: 71/312

VIAGGIO SENZA INTOPPI PARTICOLARI. SBALORDITIVA LA SITUAZIONE E L’ATTIVITÀ’ DELLA POLIZIA.

CRONACA:

Partenza nelle solite condizioni sconsigliate: sotto il sole delle 11.30 ed a stomaco pieno. Si sa, le regole sane non ci entrano in testa. Il percorso di oggi ci porta nell’entroterra peloponnesiaco caratterizzato da un ambiente brullo, roccioso con una crescente quantità di ulivi. I muri a secco disegnano in modo geometrico le alture nelle cui vallate noi pedaliamo con facilità e spensieratezza.

Ci concediamo qualche sosta nelle vicinanze di posti reputati “interessanti” per scattare qualche foto ricordo. Infine, dopo tre ore e mezza di pedalate quasi anonime penetriamo il più grande centro di produzione e del commercio di olio d’oliva dell’intero Peloponneso: Kalamata, una città moderna in confronto ai paesini di poche anime incrociati in precedenza. Qui frotte di turisti sono alla frenetica ricerca della spiaggia da sogno, con acque cristalline e pasti a base di pesce nei ristorantini distribuiti sul lungo mare. Noi due fetidi vagabondi, più simili all’essere animale rispetto alla gente per bene che sfila sui marciapiedi, stoniamo in mezzo a questa folla.

La scelta del campeggio risulta questa volta mal riposta: il nostro "manuale-dei-consigli" per la scelta dei campeggi ci indica una struttura altamente moderna ad un prezzo, forse, troppo economico, che riscontra sì l’effettivo basso costo del servizio offerto, ma lo stesso non è decisamente all’altezza delle aspettative manifestate nel manuale. Pazienza, abbiamo passato di peggio. Montiamo la tenda, attività in cui siamo ormai esperti, e finalmente chiamiamo a casa, la prima volta da quando abbiamo lasciato Patrasso. Raccontiamo alle nostre famiglie che per effetto di una serie di eventi nefasti - non meglio precisati ed omettendo accuratamente qualche particolare oggetto di sicura ansia genitoriale (vedi la 1° tappa) – abbiamo subìto delle perdite, che, ricordiamo, si riepilogano principalmente nei biglietti di ritorno del traghetto e nel mazzo di chiavi di casa di Marc.

Seguendo i consigli dei nostri genitori ci precipitiamo in centro alla ricerca di una Stazione di Polizia in cui effettuare la denuncia di smarrimento, necessaria per un tentativo di rimborso dei biglietti del traghetto una volta rientrati in patria. La ricerca si scopre essere più ardua del previsto a causa della complicata identificazione del’edificio strategicamente mimetizzato tra i lidi balneari sul lungomare. Entriamo in questo condominio fatiscente, pericolante e semideserto, alla difficile ricerca di un “tutore dell’ordine”. Individuato il soggetto, ha così inizio l’odissea per la redazione della denuncia che rasenterà il limite dell’inverosimile: veniamo accompagnati in una stanzetta, più simile ad uno sgabuzzino, sia per misura sia per ordine, in cui un poliziotto con camicia d’ordinanza aperta all’ombelico e pelliccia naturale sgargiante in bella vista ci fa accomodare su due sgabelli in legno. Entra un collega che gli dice qualcosa, e lui, tirando su la cornetta di un vecchio telefono a disco e schiacciando in sequenza rapida e con violenza i due tasti posti sulla forcella, infine attacca il telefono imprecando, chiaro segno che il telefono non funziona. Iniziamo bene…

La spiegazione di voler effettuare una denuncia si fa sin da subito difficile a causa dei problemi di lingua. Non si capisce se il poliziotto abbia compreso le nostre intenzioni, ma crediamo sia sulla buona strada quando lo vediamo girare per qualche minuto per l’ufficio in cerca di qualcosa. Ad un tratto eccolo trovare un pezzo di carta mezza sgualcita e ingiallita dal tempo e dall’umidità, sul quale, crediamo, voglia riportare la nostra denuncia. Quando lo vediamo prendere in mano una penna a sfera (di macchine da scrivere nemmeno l’ombra, figuriamoci di un computer) e scrivere con l’alfabeto greco, solo allora, dopo un iniziale sbigottimento, comprendiamo l’inutilità della nostra attività: cosa potremmo mai fare di una denuncia illeggibile (nemmeno utile per una traduzione giurata considerata la pessima calligrafia e le molteplici cancellazioni e correzioni), in cui non possiamo nemmeno verificare l’autenticità di ciò che noi abbiamo riportato?? Firmiamo quello che reputiamo possa essere la nostra denuncia, la cui copia il poliziotto si accinge subito ad archiviare, ahinoi, in un cassetto zeppo di cartacce ed usciamo dalla “caserma”…speriamo di non dover più ripetere una simile esperienza in futuro…

Nel tardo pomeriggio ci trasformiamo in tifosi appassionati del calcio che viene giocato nella nostra madrepatria: siamo ai quarti di finale e dopo un Argentina-Jugoslavia finita, 3-2 ai rigori con un grande Goycochea, in tarda serata (alle 10 iniziano le partite) diventiamo fanatici tifosi per la migliore squadra del mondo in Italia-Eire conclusa con un gol tempestivo e risolutore del solito neo-capocannoniere Schillaci.

COMMENTO:

Abbiamo iniziato a leggere con una certa facilità l’alfabeto greco e il linguaggio ci sembra giorno dopo giorno sempre più familiare, anche se resta incomprensibile. Marc ha inoltre iniziato a leggere il libro che narra le leggende che riguardano la mitologia greca, dalla sua nascita all’avvento romano. Storie dall’atmosfera affascinante che Marc riesce a trasmettermi con il suo solito modo coinvolgente di raccontare. In conclusione, stiamo apprezzando fin nei minimi dettagli il luogo che ci ospita in questa nostra avventura, nonostante alcune note negative che però caratterizzano momenti di postuma ilarità.

giovedì 28 giugno 1990

GREECE '90 - 3° Tappa: "Sotto Questo sole è bello pedalare, sì..., ma c'è da sudare"












CAPITOLO IV - Venerdì, 29 giugno 1990
Tragitto: OLYMPIA-KYPARASSIA
Chilometri percorsi parziali/totali: 62/241
ELEVATA PERDITA DI SUDORE E SETE INARRESTABILE IN UNA DELLE GIORNATE PIÙ CALDE E AFOSE DELLA NOSTRA VACANZA, NON OSTACOLANO PERÒ IL PERCORSO TRANQUILLO E REGOLARE. LA FATICA È DECISAMENTE CONTENUTA, C’È UNA LIETA SORPRESA AL CAMPING.

CRONACA:
Tutto sembra essere tornato alla normalità, o almeno a ciò che noi intendiamo per normale. Una normalità che però toglie quel gusto frizzante che trasmettono le emozioni forti. Siamo indietro di un giorno rispetto al nostra tabella di marcia. Non è una perdita grave, in quanto ci è servito per scoprire cosa si cela dietro al famigerato termine di “strade secondarie” della Guida Touring in prossimità di colline o montagne. La lezione ci permette ora di ridefinire un nuovo tragitto eliminando quei tratti considerati a rischio e pianificando un nuovo percorso che speriamo sia più agevole.
Ci svegliamo di nuovo dopo una notte di dormiveglia a causa della presenza di una fattoria vicina. I vari versi degli animali, gallo all’alba in primis, non ci permettono nemmeno stanotte un riposo decente. Si è già fatto tardi (come al solito) e mentre saldiamo il conto del campeggio facciamo la conoscenza di una famiglia trevigiana che si accinge, come noi, a girare il Peloponneso in camper: quello che rende particolare questo incontro è il fatto che incontreremo la stessa famiglia altre 5 volte lungo il nostro viaggio e saranno determinanti in una parte importante delle “vacanza”.
Discesi da Olympia il viaggio prosegue finalmente in pianura. Costeggiamo il versante occidentale della penisola greca, costantemente accompagnati da chilometri di spiaggia, libere e deserte. Il mare, calmo e di un blu intenso, ci ammalia e ci attira sempre di più con il passare delle ore.
Per pranzo, è già il primo pomeriggio, ci fermiamo in una piazzola lungo la strada “provinciale”, la stessa in cui si era fermato un furgone che trasporta angurie. Quale miglior occasione per rinfrescarsi senza appesantirsi troppo: sarà stato il nostro aspetto disidratato e pietoso (ricordo che avevamo 16 anni ed eravamo magrolini), in ogni caso l’autista sembra impietosirsi e così ci regala una delle sue preziose gemme verdi dal cuore rosato, nonostante gli avessimo chiaramente espresso le nostre intenzioni di volerla acquistare. Contenti come bambini di fronte ai regali di Natale, ci sediamo sul ciglio della strada e guardiamo l’immensa anguria: “e mo’, come la apriamo?!”. Nessun problema, ormai abbiamo abbandonato le buone maniere e ci quasi ci piace essere tornati primitivi…quindi come tali ci comporteremo: spacchiamo il frutto a metà buttandolo con precisione chirurgica sul bordo della strada ed ognuno si sazia e si disseta con la propria porzione affondando le mani nella polpa, portandole voracemente alla bocca. Ah, che dolce l’anguria, anche se, ahimè, non la possiamo di certo definire fresca, considerando che fino a qualche minuto prima si trovava in viaggio sul dorso di un camion, sotto il sole!! Comunque ci voleva proprio. Ci siamo rigenerati e siamo pronti per proseguire.
Una spiaggia infinta ci accompagna per tutto il viaggio e quando vediamo il sole avvicinarsi sempre più all’orizzonte delimitato dalla riga netta del mare, non resistiamo più alla tentazione: alla prima occasione, bici in spalla (si fa per dire), ci fiondiamo verso le onde e ci concediamo finalmente un bagno rifocillante e qualche minuto di riposo.
Ci voleva proprio. Ci sentiamo felici: stiamo facendo la nostra vacanza tanto attesa, soli, in bici, e abbiamo avuto le prime avventure da cui siamo usciti (quasi) indenni, abbiamo già visitato una delle città più conosciute della storia greca e ci siamo concessi un bagno tra le acque azzurre su una spiaggia deserta. E adesso siamo in sella alla nostra bici in compagnia di un sole rosso che si sta lentamente immergendo nel mare. Un’immagine poetica che non dimenticheremo così in fretta.
Giungiamo a Kalo Nero ed al bivio in cui avevamo programmato di proseguire verso l’entroterra decidiamo invece di cambiare percorso proseguendo diritto verso Kyparissia, dove, abbiamo letto, ci dovrebbe essere un buon campeggio “vista mare”. Il sole è appena calato quando raggiungiamo la destinazione, giusto in tempo per trovare una piazzola prima che sopraggiunga la notte.
Una lieta sorpresa ci attende al campeggio: i proprietari sono tedeschi-olandesi…finalmente compatriotti di Marc con cui parlare e soprattutto a cui chiedere informazioni sulle condizioni della viabilità dei tragitti futuri, in modo da riprogrammare più sapientemente il percorso.
COMMENTO:
Molto lentamente sta facendo ingresso la noia per la mancanza di emozioni forti, ma il magnifico panorama greco riesce a contenere egregiamente questa pericolosa sensazione. Felicità esplosiva nel poter finalmente dialogare con qualcuno che conosce il luogo senza l’uso di gesti. E’ mai possibile che 6 lingue non siano sufficienti per comunicare, qui??

mercoledì 27 giugno 1990

GREECE '90 - "Fashion Of The Ancient World"

CAPITOLO III - Giovedì, 28 giugno 1990 Luogo: OLYMPIA-CITTÀ E SITO ARCHEOLOGICO Chilometri percorsi parziali/totali: --/179 OGGI GIORNO DI RIPOSO AMPIAMENTE GUADAGNATO DOPO DUE GIORNI DI DEVASTANTE FATICA FISICA E PSICHICA. CI LASCIAMO TRASPORTARE NEL REGNO DEGLI DEI DELL’ANTICA OLYMPIA CRONACA: La visita agli scavi archeologici ci ha entusiasmati e sbalorditi. Il sole sempre caldissimo ci ha accompagnati nello spettacolare mondo antico catapultandoci nella leggendaria storia ellenica addobbata da un pizzico di mistero e di curiosità per le mitologie, dando al panorama una bellezza unica. Olimpia: in greco Olympia, è il nome dell'antica sede in cui sono “nati” e si svolgevano i primi giochi "olimpici", ma anche luogo di culto di grande importanza, costellata di resti di antichi templi, teatri, monumenti e statue. Olimpia antica, insediamento incastonato in una valle situata lungo il corso del fiume Alfeo, nell'Elide (Peloponneso nord-occidentale), ospitava gli atleti che partecipavano ai giochi, che come oggi si svolgevano ogni quattro anni in onore di Zeus. Si desume che le prime Olimpiadi si svolsero già nel 776 a.C.. Qualche nozione di base su Olimpia: Olimpia comprendeva un recinto sacro, l'Altis, della lunghezza di 200 m e della larghezza di 177 m, situato in posizione sopraelevata rispetto alle altre costruzioni e al cui interno sorgevano i più importanti monumenti di culto e gli edifici adibiti all'amministrazione dei giochi. Sul lato sinistro dell'Altis, ovvero verso la parte orientale, erano situati lo stadio e l'ippodromo, mentre sul lato destro, cioè verso occidente, vi erano la palestra e il ginnasio al cui interno gli atleti che volevano partecipare ai giochi dovevano allenarsi almeno un mese prima dell'inizio delle gare. Il più famoso tempio di Olimpia era quello eretto in onore di Zeus: internamente vi si trovava la statua del dio realizzata da Fidia nel 430 a.C., inserita fra le sette meraviglie del mondo. L'Heraion era invece il tempio dedicato alla dea greca Era (Giunone per la mitologia romana, la regina degli dèi), uno dei più antichi edifici dorici di cui oggi si possono ancora ammirare i resti e al cui interno venivano custodite le corone di alloro riservate ai vincitori dei giochi.
Una delle vie principali di Olimpia era fiancheggiata da dodici thesauroi, i templi votivi al cui interno venivano custoditi i tesori delle città che partecipavano ai giochi. Vi era inoltre un edificio circolare, il Philippeion, eretto nel IV secolo a.C. in onore di Filippo II re di Macedonia. I primi scavi effettuati nella città di Olimpia vennero eseguiti da un gruppo di archeologi francesi nel 1829, seguiti poi da un gruppo di tedeschi tra il 1875 ed il 1881, i quali evidenziarono l'esistenza delle piante di molti edifici. Durante gli scavi successivi vennero poi riportate alla luce - oltre alla famosa statua di Ermes e Dioniso - diverse altre statue, altari, oggetti votivi in bronzo e in marmo (tratto da wikipedia.it).
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Marc ed io passeggiamo in un’acropoli semideserta, circondati da colonnati maestosi, basamenti imponenti ed ampie pianure in cui scorgono senza apparente ordine i resti di un’antica civiltà. Cerchiamo faticosamente di ricostruire il passato usando la fantasia e traendo spunto dalla guida che Marc tiene in mano. Mentre esprimiamo un giudizio sostanzialmente positivo per lo stato di conservazione e ricostruzione del Ginnasio, dobbiamo invece riportare a malincuore lo sconforto che proviamo nel notare lo stato del tempio di Zeus: le sezioni delle colonne giganti, di diametro superiore ai due metri ed un spessore di circa ottanta centimetri, giacciono riverse a terra accatastate diagonalmente l’una affianco all’altra, come se fossero state spinte per ritorsione da Eolo, dio dei venti. E’ un peccato, perché se dovessero essere riposte nella loro posizione originale, restituirebbero al tempio certamente l’effetto di maestosità ed importanza voluto a suo tempo. Oggi si presenta solo come un immenso basamento senza rilievo avente sui bordi soltanto la base dei quei colonnati che una volta ospitavano al loro interno la statua del Dio Degli Dei. Ci spostiamo verso lo stadio e solcato l’ingresso formato la un lungo corridoio sovrastato da un’arcata in pietra, la Porta Degli Eroi, ci troviamo nello stesso luogo in cui 2.780 anni fa i primi atleti si sfidavano nelle diverse discipline, quali corsa, pugilato, lotta e pentathlon. Ci stupiamo delle misure ridotte del campo, e quindi, con adolescenziale sfrontatezza, ci affrontiamo in una sfida: chi arriva per ultimo sull’altro lato, domani pedala davanti (e fatica di più).... ... Via!! ... Ci rendiamo presto conto che l’iniziale visuale ha ampiamente ingannato e che le misure risultano essere decisamente maggiori rispetto alle aspettative. A metà percorso la lingua vorrebbe già penzolare ma si cerca ancora di voler raggiungere l’obiettivo con apparente freschezza e baldanza. Giungiamo al traguardo solo per orgoglio, strisciando, e nelle nostre menti si insedia solo una domanda: ma chi ce l’ha fatto fare!? Concludiamo il giro turistico entrando anche nel museo, ma l’interesse per le statue è minore che per opere di ingegneria e architettura viste esternamente.
COMMENTI:
Olimpia ci rimarrà sicuramente nel cuore: abbiamo assaporato i primi pasti di storia che ci eravamo riproposti di assaggiare e ne siamo rimasti più che soddisfatti. L’umore finalmente risale ed il viaggio inizia a valere la candela…. e soprattutto la fatica! Deludente è stata invece la cittadella commerciale Olympia abitata da un migliaio di persone, semplicemente formata da una strada di circa un chilometro che divide di netto la città. Niente di attrattivo, tutto basato sulla vendita di abbigliamenti estivi per giovani e su supermercati costosissimi. Passiamo il resto della giornata nel campeggio che fortunatamente ha al suo interno una piscina, con acqua gelida!! Alla sera ci rifocilliamo con una cena leggera e poi subito a letto. Il giorno seguente ci aspetterà un tragitto di un’ottantina di chilometri, tutti apparentemente in pianura. Sulla carta la strada dovrebbe costeggiare la costa e quindi ci organizziamo mentalmente per vedere se riusciamo a farci scappare anche un bel bagno.

GREECE '90 - 2° Tappa: "Quietness Past The Tempest"

CAPITOLO II - Mercoledì, 27 giugno 1990 Tragitto: AGRAPIDOCHORI-OLYMPIA Chilometri percorsi parziali/totali: 86/179 TRAGITTO LISCIO COME L’OLIO NEL PRIMO GIORNO DI NORMALITÀ OFFUSCATO DA PESANTI PERDITE SUL FRONTE INTERNO CHE NON CONTAMINANO UN GIUDIZIO SOSTANZIALMENTE POSITIVO CRONACA: Ci svegliamo alle sei di mattina dopo una notte costellata di incubi reali: fuoristrada che passano ad un paio di metri dalla nostra tenda sulla strada vicina incerti se ci possano vedere, cani insonni e randagi che abbaiano incessantemente accanto alla nostra “abitazione”, prima facendo da accompagnamento musicale ai nostri “sogni”, poi svegliandoci di sobbalzo in mezzo alla notte ringhiando e sbavando sulla tenda.
La nostra umile colazione consiste in quattro pasticche di presunto e sospetto glucosio, divise fraternamente - tre a Marc, una a me - ed in un caffè bollente ricavato dalle ultime bustine rimaste da Patrasso. Iniziamo ad accorgerci con preoccupazione che “FORSE” abbiamo perso qualcosina il giorno prima ('azz, le sacche aperte!!).
Mancano, infatti, all’appello: · Occhiali da sole (fondamentali quando si pedala sotto il sole) · Felpa (era già un indumento inutile prima, adesso abbiamo più spazio) · Pane e marmellata per la colazione e last, but not least, · I biglietti di ritorno del traghetto!!! Questa allettante prospettiva sembra di nuovo dare un tono di “buon vento mattiniero” alla giornata che sta per iniziare, ricordandoci l’inferno passato il giorno prima. Sprecati i soliti 20-25 minuti nello smontare la tenda, rimettere tutto nelle sacche etc..partiamo con nuove e mai assopite speranze ….
Troviamo stranamente sempre la strada giusta e, con un po’ di fatica, praticamente inesistente paragonata al massacro del giorno prima, ma sempre consistente, raggiungiamo Simoupoli, da dove la strada torna ad essere nuovamente asfaltata, per proseguire per Olympia.
A Simoupoli, trovata una “paninoteca” locale, ordiniamo ed ingoiamo avidamente (aridità dello stomaco e della cavità orale permettendo) due super-mega-panini "light", con formaggio greco, würstel, pomodori, insalata e prosciutto cotto e due limonate a testa, che interrompono il nostro ininterrotto ed assoluto digiuno praticato da ormai 28 ore, di cui 20 pedalando sotto un sole soffocante!!!
Riprendiamo il nostro viaggio per Olympia sotto gli occhi dei paesani, increduli di aver assistito ad una scena così raccapricciante di due selvaggi che si sbranano reciprocamente per la conquista delle poche briciole rimaste sul tavolo.
Il nostro traguardo dista adesso solo 65 chilometri. Si prosegue con regolarità senza più sorprese e nel pomeriggio raggiungiamo la tanto sospirata ed allo stesso tempo odiata meta! COMMENTO: Il fascino della mitica terra greca sta riacquistando lentamente il nostro consenso. La disperazione e la delusione iniziale ci hanno definitivamente abbandonati lasciando nuovamente spazio alla curiosità per il diverso e a nuovi stimoli per continuare serenamente il nostro arduo viaggio; il peggio, speriamo, è ormai passato.

martedì 26 giugno 1990

GREECE '90 - 1° Tappa: "Lost"

CAPITOLO I - Martedì, 26 giugno 1990 Tragitto: PATRASSO-AGRAPIDOCHORI Chilometri percorsi parziali/totali: 72/93 km
L’APPROCCIO GRADEVOLE SULLA STRADA SI TRAMUTA IN UNA TRAPPOLA SEMI-MORTALE SU PERCORSI DI GHIAIA E TERRICCIO CON PENDENZE MICIDIALI, LASCIANDO ALLA SOLA FORZA DI VOLONTÀ IL COMPITO DI EVITARE A STENTO IL MASSACRO PSICO-FISICO
CRONACA Premessa: Tralasciamo volutamente le iperboli ed esagerazioni varie, lasciando però spazio ad eufemismi provocati dall’offuscamento e dalla trasfigurazione della memoria, tenteremo di narrare i fatti il più conciso e realistico possibile, fatti e gravità dei fatti permettendo.
Sembra veramente che il "buon" giorno si veda dal mattina: un forte vento, infatti, si leva oggi ad intralciare le nostre presunte prestazioni ciclopiche. Smontiamo la tenda ricollocandola con forza nella custodia e carichiamo le bici. Siamo pronti per partire. Via!... Lasciamo rapidamente Patrasso alle nostre spalle e ci avviamo sulla provinciale che dovrebbe condurci verso la nostra prima meta: Olympia. Sulla cartina vediamo che la strada provinciale, partendo da Patrasso costeggia tutto il lato ovest del Peloponneso fino ad arrivare ad Olimpia. Sono circa 130 chilometri. Troppi per il primo giorno. Il nostro programma prevede pertanto di abbreviare il percorso preferendo l’utilizzo di una "strada secondaria", un’alternativa che ci avrebbe permesso di evitare più di 30 chilometri, non pochi in effetti. Così, all’altezza di Kaminia, dopo aver percorso solo 12 chilometri, abbandoniamo la provinciale per dirigerci nell’entroterra, prendendo come punto di riferimento una lontana catena montuosa… Dopo l’apparente illusione dei primi venti chilometri in pianura, piacevoli, scorrevoli e soprattutto asfaltati, situazione che scopriremo in seguito essere non del tutto scontata in Grecia, si intravedono le prime difficoltà con un’improvvisa, ripidissima e massacrante salita sotto un sole battente. Ebbene sì, sono solo le 11 di mattina e la temperatura ambiente, misurata con l’unico mezzo a nostra disposizione, il sudore e la frittura della nostra pelle, ci indica che il calore ha raggiunto dei gradi decisamente allarmanti: stimiamo, per difetto, circa un 40°C. I tornanti ci sfiancano, il sole ci consuma, la strada si restringe e l’asfalto scompare drasticamente! Solo l’acqua chiesta ed ottenuta ripetutamente dai cortesissimi paesani ci consente di resistere e di proseguire. Il paesaggio che stiamo percorrendo, contraddistinto da ampie zone rocciose quasi prive di vegetazione, ci trasmette fascino ed al tempo stesso disagio: la strada sterrata attraversa paesini di 4 o 5 case trascurate da anni, incontriamo cani randagi che girovagano senza meta, superiamo auto e camioncini arrugginiti abbandonati sul bordo della strada, sostiamo sotto una tettoia di un vecchio distributore che sicuramente non eserciterà più, considerate le condizioni in cui riversa. Alcune volte assistiamo a commoventi immagini da foto ricordo, con i classici vecchietti, cappello in testa e sorriso sdentato, seduti su una vecchia panca all’ombra di una veranda, con la pelle del viso scolpita dalle esperienze di vita e dal sole della loro terra. Ci fermiamo per l’ennesimo rifornimento dell’acqua davanti ad una casa con un portico ricoperto da vigne. I proprietari, una famiglia loquace ed amante dell’Italia, dopo aver scambiato quattro chiacchiere di circostanza in una lingua mista tra l’italo-angol-greco, in cui ognuno dava chiari segni di aver compreso l’altro, mentendo spudoratamente, ci avverte che la strada e le condizioni per Portes, il nostro obiettivo intermedio, peggioreranno. Marc ed io ci scambiamo uno sguardo che sintetizza il nostro comune pensiero. Tornare indietro non si può, e soprattutto non si vuole, quindi ringraziamo la famigliola greca per la cortesia e ci avviamo fiduciosi e convinti che stessero esagerando per prendersi gioco di noi.
Per diritto di cronaca, la sorte ci aveva giocato un altro scherzo: il sole si era nascosto dietro ad una nube durante tutta la sosta, per poi riapparire prontamente più aggressivo e rovente di prima nello stesso momento in cui siamo saliti nuovamente in sella alle bici (!!).
La strada sterrata si stringe e si tramuta in un sentiero di ghiaia e sassi, una curva ne nasconde una successiva con pendenze sempre maggiori ed iniziamo a scendere dalle selle per spingere i nostri mezzi. Dopo due ore di alternanza tra pedalate e cammino, in cui abbiamo percorso solo una mezza dozzina di chilometri, accompagnati da imprecazioni variegate, raggiungiamo finalmente un altopiano. Sono le due di pomeriggio, ci sediamo all’ombra delle rocce schiacciandoci il più possibile contro il muro per evitare i raggi perpendicolari del sole. Ci guardiamo attorno, un po’ sconsolati e devastati dalla stanchezza e troviamo la conferma ai nostri sospetti: ci troviamo in cima a quelle montagne che avevamo inizialmente usato come riferimento. Cartina alla mano, ciò voleva dire che negli ultimi dieci chilometri avevamo coperto un dislivello di 956 metri. E pensare che ai primi tornanti ironizzavamo: "Ti immagini se la strada dovesse passare proprio da quelle cime?! Ah, ah, ah, sarebbe un massacro…!!" scherzava uno e l’altro bacchettava: "Ma va, figurati se una strada secondaria ti porta sopra ad una montagna…!!"… Mai parole furono più errate… Riprendiamo fiacchi fisicamente, ma con la volontà di arrivare alla destinazione prefissata e dopo un altro paio d’ore avvistiamo in lontananza Portes, il paese vicino al "lago" Ilis. Siamo decisamente in ritardo sulla tabella di marcia considerando che al lago, che poi si è rilevata una palude, era programmata la sosta del pranzo…. Sono le quattro e mezza e sarà un vero miracolo se raggiungeremo quella dannata palude prima del tramonto… Portes è stata scelta come meta di percorso perché ci è stato assicurato che avremmo trovato l’unico bar nel raggio di diversi chilometri e quindi l’ultimo avamposto in cui rifocillarci. Non si comprende come un paesello sperduto e privo di reti infrastrutturali, in cui riecheggiano unicamente i versi dei vari animali allevati, asini, capre, galline, possa avere un bar. Sorvoliamo sull’odissea di ripetute domande e mancate risposte nella Hometown di forse 20 anime. Alla fine ci affidiamo al caso e scegliamo a caso tra quattro case… e toh,… ci azzecchiamo. Le altre case sono delle stalle!! Ebbene, non avendo intenzione di offendere nessuno, riteniamo che non si possa trovare un termine più adatto di Topaia-succhiasoldi per descrivere quel posto: un locale di 5 metri quadrati che versa in condizioni igieniche inenarrabili, con un bancone ricavato da chissà quale mobile appartenuto al bisnonno. La scelta dei prodotti alimentari è estremamente difficile considerato il vasto assortimento: Sprite ghiacciata, e non per modo di dire, o Birra a temperatura ambiente? Di acqua nemmeno a parlarne…non si offre acqua agli unici clienti dei prossimi dieci anni!!
Infatti questa esperienza raggiunge l’apice per la tanto decanta e miticizzata economicità greca: il prezzo per una bottiglia da mezzo litro di Sprite e per una bottiglietta da 0,33 l di birra è alle stelle! Evitiamo miracolosamente la congestione con la Sprite e riusciamo a sopravvivere con coraggio all’assunzione della arroventata ed inebriante birra. Si riparte quindi semi-ubriachi e soprattutto arrabbiati perché in pancia regna ancora l’assoluta aridità, ad eccezione dei recenti liquidi. Per comprendere l’angoscia che ci sta crescendo dentro, cercherò di rappresentare il territorio in cui ci troviamo: Siamo circondati da piccole montagne rocciose, in cui si trova incastonata un’immensa palude, il paesaggio è sezionato da sentieri e strade sterrate su cui passano probabilmente solo fuoristrada o trattori. Fili spinati e recinti in legno improvvisati delimitano quelle che crediamo siamo proprietà o luoghi per il pascolo del bestiame, che però non riusciamo a scorgere. Qua e là, distribuite in modo totalmente casuale, qualche casupola. Su alcuni terreni aridi si coltivano sporadicamente alberi da frutto, in cui predominano i peschi, ed in altri si intravedono maestosi ulivi secolari. Sopra alle nostre teste volano uccelli di grandi dimensioni simili a gazze o cornacchie, che ci ricordano un po’ gli avvoltoi dei film western. In questa cornice quasi poetica, immersa nel più totale silenzio, ci troviamo noi, due adolescenti smarriti, incoscienti provvisti di mezzi inadatti a quell’ambiente ed a quel terreno. Seguiamo le chiarissime ed utili indicazioni gesticolate dai pochi passanti che incrociamo e … ci perdiamo nei campi. Continuiamo a salire e a scendere dai sentieri, tutti uguali, tutti rocciosi. Il manubrio vibra pesantemente ad ogni sasso con cui si scontrano le gomme, le braccia ed il fondoschiena iniziano a dolere. I muscoli delle gambe continuano ad emettere incessantemente acido lattico…ma ce la possiamo fare! Totalmente incazzati, tentiamo di prendere una scorciatoia improvvisata e restiamo intrappolati in un filo spinato. No, questa non ci voleva! Qui ci rendiamo conto delle diversità delle bici che all’apparenza sembrano simili, ma in verità…. : la mia, riacquistata all’ultimo istante prima della partenza a causa di un precedente furto, è in alluminio e quindi relativamente leggera; quella di Marc….eh sì, quella di Marc è un vecchio modello probabilmente realizzato ancora ai tempi della Reichswehr e costruito con i pezzi avanzati dei Panzer: struttura in ferro pieno, catena spessa modello cigolo (appunto, del carro armato), portapacchi ricavato da una vecchia impalcatura…peso complessivo del mezzo senza bagagli: oltre 50 chili!!! Con le poche forze rimaste solleviamo e lanciamo le bici letteralmente oltre la recinzione, tentando, invano, di seguire il loro esempio. Il nostro salto alla "Olio Cuore" fallisce vergognosamente, e per dignità preferiamo tralasciare la descrizione delle conseguenze e le variopinte espressioni che hanno seguito il tonfo. Nel frattempo si aprono lentamente le cerniere delle borse sulla bici di Marc… Lungo il percorso iniziano a seguirci dei piccoli e sorridenti bambini, che ci ricordano un po’ l’atteggiamento di certi avvoltoi nei deserti americani. Non sappiamo se ci sbeffeggiano o se ci studiano, avendoci visti passare svariate volte davanti alla loro abitazione. E già che parliamo di ripetizioni, dopo diversi bivi imboccati alla cieca a causa della più totale assenza di segnalazioni, rieccoci nuovamente al punto di partenza, alle porte della nostra tanto amata Portes…. NOOOOOO! Non può essere vero!!! Non intendiamo ancora buttare la spugna, ma la mente si annebbia lentamente con la angosciante consapevolezza che non riusciremo più ad uscire da questa dannata vallata!!! Così, per scacciare questa affliggente sensazione, continuiamo a chiedere ad un vecchietto che porta al pascolo il suo asinello: toh, ci pare che abbia azzeccato la direzione, o almeno è quello che ci vuol far credere il nostro frastornato istinto d’orientamento. In discesa per qualche altro chilometro di quella STRADA SECONDARIA (guida Touring dixit) non asfaltata e una nuova sorpresa ci colpisce al ventre: Marc ha bucato la sua gomma!! Il sole è ormai tramontato ed il calore è ormai scomparso, anche se noi continuiamo a sudare senza fine. Per tre quarti d’ora tento con fatica di adeguare la camera d’aria di scorta modello MAMMUT, di tre misure più grande, alla misera, piccola ruota. Solo piegandolo in diversi punti (i ciclisti inorridiranno), riesco a ricollocare la camera d’aria all’interno del copertone della mountain-bike. Risistemiamo gli attrezzi di corsa nella borsa e ci cade l’occhio sui biglietti di ritorno del traghetto. Una scena pietosa: il caldo aveva fatto sciogliere lo zucchero che si era sparso un po’ ovunque, e avevano inzuppati i biglietti che li avevano resi lerci ed appiccicosi… mah…adesso però abbiamo altro a cui pensare e sovrappensiero richiudiamo in qualche modo le borse. Dobbiamo continuare e continuiamo…passiamo davanti ad un signore seduto sul bordo della strada, e tra un’indicazione e l’altra, in cui ci conferma la direzione da prendere, ci offre, buon anima, due micro-pesche della grandezza di un oliva. A caval donato non si guarda in bocca, pensiamo, e poi non mangiamo da troppo tempo. Passiamo davanti ad un nonno con nipotino che ci osservano stupiti di vedere passare gente forestiera con un mezzo simile….la tentazione di ignorarli è tanta, ma il timore di trovarci ancora sulle strada errata ci convince a chiedere l’ultima indicazione. Gesticoliamo, ed ormai siamo diventati bravi, e scopriamo di trovarci a Dafni, un paesello che si trova in direzione di Patrasso, dalla parte opposta rispetto alla nostra meta, Olimpia. La sete di vendetta verso quel "buon" uomo di prima ci permette di trovare le ultime forze per ripercorrere parte della stessa strada di poch’anzi, ma il buio e l’orario, sono le otto e mezza, ci fanno desistere…per oggi è salvo, ma se domani lo becchiamo…. Ci accampiamo al primo ripiano che incontriamo: è ricoperto di escrementi di capra, ma ormai chi se ne frega!!!! Mentre io tento al buio di montare in qualche modo la tenda, Marc parte alla ricerca di una casupola con una tanica vuota in mano per cercare di ottenere almeno un po’ di acqua. Nell’attesa del ritorno dio Marc mi guardo attorno e scopro di trovarmi nello stesso punto in cui qualche ora prima avevo cambiato la gomma alla bici. Per la prima volta vengo colto dalla paura, la consapevolezza che da lì non saremmo mai più usciti! Siamo in viaggio da 12 ore, in tutto il giorno avevamo mangiato solo due fette di pane e marmellata, l’ultimo goccio di acqua era stata assimilata diverse ore fa e non ero sicuro che Marc ne avrebbe trovata dell’altra. Lo scenario non era dei più promettenti. Inoltre ci trovavamo in mezzo alle montagne, senza alcun segno di vita nelle dirette vicinanze. Sì, volevamo l’avventura, ma questa stava rischiando di diventare la nostra tomba… l’unica salvezza, domani. Marc ritorna, non sorride, ma è riuscito ad ottenere qualche litro d’acqua da una gentile coppia di contadini distanti qualche centinaio di metri da noi. Per cena la cucina offre solo del caffè freddo in polvere….poi ci corichiamo cercando di dormire….ma non sogniamo… COMMENTO All’inizio ci fu euforia ed interesse per il nuovo, il diverso. Poi la fatica fece il suo trionfale e dominante ingresso. La frustrazione tentò di predominare, ma la rabbia e la disperazione la scacciarono con determinazione. La stanchezza, mai provata in un’intensità così esagerata, in tutti e due i campi, quello fisico e quello psichico, si aggiudicarono inevitabilmente l’ultimo round. Essa non impedì comunque alla saggezza ed al pensiero di comparire per immettere nuova, lungimirante speranza a lungo termine. P.S. IN MEMORIA AI POSTERI: Predominanti momenti di fatica, regolari momenti di dolori, periodici momenti di speranza, conseguenti momenti di delusione, innumerevoli momenti di rabbia…momenti che al passato significano avventura, al presente significano battaglia, al futuro significano morte!!

GREECE '90 - "Touching the Ground at Greece '90"

PROLOGO - Lunedì, 26 giugno 1990
Luogo: Patrasso
Chilometri percorsi parziali/totali: 21/21 km
DUE SGORBI SONNOLENTI E DERFORMATI DA UNA "COMODA" NOTTE PASSATA SUL PONTE DELLA "EGNATIA", APPRODANO NELL’ARIDA E CALDISSIMA TERRA GRECA, CARICHI DI ENERGIA, ENTUSIASMO E VOGLIA DI AVVENTURA. IN UNA PATRASSO INDUSTRIALE FANNO LE PRIME, POCO TRAUMATICHE, ESPERIENZE CON I PREZZI DEGLI ALIMENTARI
CRONACA Che notte infernale… abbiamo passato le ultime ore rannicchiati come lombrichi sul ponte del traghetto che da Brindisi ci sta accompagnando a Patrasso. Erano i posti più economici, ma anche per questo i più scomodi. E pensare che dopo aver lasciato il porto della città pugliese, caldissima e deserta, credevamo di aver abbandonato quel senso di noia che ci aveva attanagliato il giorno precedente. Invece le ultime 15 lunghissime ed interminabili ore in mare non permettevano di esprimere quell’entusiasmo che ci eravamo ripromessi prima della partenza. La parziale dieta forzata, a causa di prezzi allucinanti del cibo, non poteva far altro che aggravare il sentimento di demoralizzazione. All’improvviso scorgiamo all’orizzonte, in mezzo al blu del Mar Ionio, una sagoma….TERRA!! L’entusiasmo si riaccende all'istante... "Siamo arrivati!!", urliamo pieni di gioia, "siamo a Patrasso!!"…. "Ehm, scusate", ci dice una signora di mezz’età che aveva assistito alla nostra Danza della Gioia, e con una azzardata ma inutile sensibilità continua: "veramente siamo solo a Igumenitsa. Per Patrasso ci vuole ancora un po’…!"… …braccia a penzoloni, bocca aperta, sguardo nel vuoto… Pazienza, dopo altre interminabili ore in cui vediamo scendere gente felice che è arrivata a destinazione, si sente l’altoparlante gracchiare qualcosa di incomprensibile,… ad eccezione di una parola: Pàtra, Patrasso… Con quattro ore di anticipo sull’orario previsto tocchiamo infine la tanto agognata terra greca, terra di mitologia, territorio impregnato di storia e luogo di origine della filosofia occidentale. Un sogno si sta realizzando… Cerchiamo al volo un campeggio nel nostro Manuale del Touring Club e la selezione si basa sulle stelline di valutazione, sulla posizione vicino al mare, ma soprattutto sul prezzo. La scelta cade sull’EOT, l'Ente Nazionale Ellenico per il Turismo, distante solo una ventina di chilometri dal porto. La preferenza si rileva mediocre all’interno delle già non esaltanti aspettative: posti decenti sotto al sole, self-service abbastanza sufficiente, presenza di un supermercato (mai aperto!),… ma intanto ci dobbiamo solo dormire una notte. Scegliamo la nostra piazzola, montiamo la tenda utilizzando la nostra esperienza - pari a zero assoluto - e in SOLE due ore e mezza siamo riusciti a dare alla tenda canadese una forma simile a quella illustrata nelle spiegazioni. C’è una strana curvatura al centro della costruzione, sintomatico segno di effettiva instabilità…chiudiamo un occhio e siccome è ancora pomeriggio, ci concediamo un rigenerante bagno nel fantastico mare greco: acqua trasparente e fresca…stupendo!! Quando usciamo il sole inizia a calare. Così decidiamo di andare di corsa a fare un sopralluogo a Patrasso in bici, così, tanto per scaldarci i muscoli ed acquistare gli alimenti di prim’ordine. Patrasso, è il classico centro abitato semi industriale di stampo marittimo, senza fascino né curiosità, l’ultimo posto in cui un turista sceglierebbe di passare le vacanze. Il sole, nonostante in fase di tramonto, è ancora cocente, il copertone riporta nel suo ronzio costante la fatica di movimento nell’asfalto caldo. E’ lunedì pomeriggio, gli alimentari non sono aperti e molti super mercatini stanno chiudendo. Scorgiamo un negozietto intento a ritirare i banchi di frutta esposti sul marciapiede. Riusciamo a suscitare pietà, causa forse il nostro aspetto da immigrati sbarcati, e ci viene concesso un ultimo giro tra gli scafali: pane, marmellata, caffè solubile, ecc… Affrontiamo le prime e solite difficoltà di valuta e rientriamo alla base. Sfruttiamo subito il self-service regalandoci una cenetta leggera ed economica e ci prepariamo a seguire,a distanza, la nostra nazionale impegnata negli ottavi di finale: Italia-Uruguay. Grande partita, conclusa 2-0 grazie ai magnifici gol di Schillaci e Serena. COMMENTI Siamo inclini a non realizzare ancora il fatto di essere in Grecia, a 16/17 anni… in giro in bicicletta…da soli!! Tutti e due siamo proiettati verso la prima tappa ed il tragitto che dobbiamo compiere. Abbiamo già incontrato le prime piccole difficoltà connesse al campeggio ed i primi problemi di lingua. È ancora presto per dare un giudizio complessivo. Nel frattempo ci lasciamo assorbire dalla realtà diversa in cui ci troviamo.

venerdì 1 giugno 1990

GREECE '90 - Presentazione

Correva l’anno 1990, l’Italia si stava preparando ad ospitare i Mondiali di calcio accompagnati dalle "Notti Magiche" di Bennato e Nannini.
Marc ed io, ancora sedicenni nel pieno dei nostri disordini ormonali e drogati dal nostro senso di immortalità adolescenziale, eravamo rimasti affascinati dai magnifici racconti del nostro professore di filosofia, nonché mentore, detto Falck Hamann, il quale durante le lezioni si divertiva a narrare le proprie disavventure accadute negli anni '60-'70 durante i suoi viaggi nei posti e nei modi più impensabili… un vero figlio dei fiori!!
Iniziò così il tentativo di emulazione: anche noi volevamo affrontate le medesime sfide, incontrare gli stessi ostacoli ed immaginare ogni situazione che fosse stata degna di essere raccontata al rientro in patria con estremo orgoglio.
Essendo ancora minorenni e convinti della nostra inesauribile capacità e resistenza fisica - beata ingenuità adolescenziale - l’unico veicolo consono al raggiungimento del nostro obiettivo masochista ed autodistruttivo era la bicicletta! Le Mountain-bike, fortunatamente, avevano da poco sostituito le più scomode e monomarce BMX o Saltafoss.
Bene, determinato il mezzo, mai usato fino ad allora se non solo per il percorso casa-scuola, ci fu la selezione del luogo: Spagna? Obiettivi, intesi come luoghi caratteristici da visitare, troppo distanti tra di loro… Italia? Troppo montuosa e poi volevamo l’estero, noi…dov’è l’avventura se giochi in casa! Francia? Mmmmh, no….gente troppo altezzosa e paese troppo caro per le nostre misere economie…!!! Grecia!! Perfetto, c’è il mare, costa poco, ci sono le giuste mete, montagne contenute, almeno sulla cartina...
Ok, avevamo scelto il posto e, diligentemente consigliati dal nostro "profeta" Falck, avevamo circoscritto l’area da percorrere all’interno del Peloponneso. Le mete principali rievocavano narrazioni della mitologia e della storia antica: Olimpia, Sparta, Epidauro, Micene, Corinto, ecc. Ci immaginavamo un viaggio da film. Comprata la cartina, previo pagamento del pizzo sotto forma iscrizione decennale come socio onorario al Touring Club Italiano, e apprese le nozioni principali sulla nostra meta, non ci restava che un piccolo dettaglio: chiedere il permesso ai genitori, rimasti completamente all’oscuro dei nostri progetti….
…le trattative durarono giorni, momenti di apparente conciliazione si scambiavano con situazioni di completo disaccordo, il baratto si faceva sempre più acceso e le pretese delle parti coinvolte lievitavano ad ogni concessione. Alla fine abbiamo raggiunto un accordo: presentare un dettagliato programma di viaggio, con la promessa di attenerci scrupolosamente, e l’obbligo di telefonare a casa ogni due giorni. Tutto sommato una proposta sostenibile e allora siamo partiti con la preparazione del viaggio con l’acquisto del materiale prioritario e l’allenamento dei muscoli.
Dopo due mesi di organizzazione maniacale eravamo pronti e lo stesso giorno in cui la scuola chiudeva per il periodo estivo, abbiamo caricato le bici sul treno merci, siamo saliti sull’Intercity diretto a Brindisi e dopo altre 21 ore di viaggio sul ponte del traghetto "EGNATIA", siamo approdati in Grecia….e il viaggio iniziò…era il 25 giugno 1990…
I capitoli che seguiranno furono scritti in gran parte in tempo reale su un quaderno adibito a diario di viaggio. Negli anni a seguire il testo ha subito alcune rettifiche linguistiche, senza però subire variazioni narrative. Solo gli ultimi capitoli, di cui sono stati persi gli originali, sono stati riprodotti 19 anni dopo, estrapolati con fatica dalla memoria logorata dei viaggianti. Buona lettura

SHARM EL SHEIK - 2K: CAPITOLO 5 - Omi

     Prendiamo il volo come da programma, atterriamo a Monaco di Baviera e per prima cosa cerchiamo il desk del tour operator. Sorvolo sulla...